Le Tzèrb Eretico, naturale valtellinese
Etichetta Tzèrb Eretico
Si consiglia di conservare ad una temperatura di 12° – 18° gradi al riparo da fonti di calore e raggi solari. Evitare sbalzi repentini ed estremi della temperatura. Si consiglia di conservare con bottiglia in verticale.
Affinamento: 12 mesi in acciaio. Contiene solfiti (So2-10mg/l). Nessuna aggiunta di lieviti. Formato 0,75 l. Imbottigliato da SO/89 – IT per conto di Azienda Agricola Orto Tellinum di Fendoni Jonatan Via Pila Boscarini, 23036 San Giacomo di Teglio SO. Prodotto in Italia – 13% vol.
Il recupero di antichi terrazzamenti
I terreni sono per lo più organizzati in terrazzamenti: “tanti piccoli appezzamenti dei nonni degli altri, sottratti all’abbandono”. Jonatan Fendoni, titolare di Orto Tellinum, ha sviluppato una tecnica per il recupero delle piante che possono superare i 90 anni di età (l’età media è di 70-80 anni). La parola Tzérb è utilizzata nel dialetto valtellinese per indicare un terreno incolto, selvatico e abbandonato. Jonatan non utilizza fertilizzanti (tantomeno chimici): solo erba di sfalcio o estirpata. La terra è poca e dura: sottili strati di terreno che poggiano su grandi rocce scese dai versanti. Il terreno è arido e acido.
La resa è contenuta e questo fa dello Tzèrb un vino raro e pregiato: produzione per ceppo è di circa 30kg, e per ettaro non supera i 30 quintali, ogni anno si producono circa 3000 bottiglie.
Perché recuperare le vecchie viti?
Per essere utilizzato un vecchio vitigno ha bisogno di interventi di recupero. Quando tornano a produrre le radici profonde di queste piante riescono a penetrare le rocce estraendo i sali minerali che donano al vino carattere e unicità (il famoso terroir). Sono piante che hanno ancora molto da dare, e più le radici sono profonde e più interessante diventa il vino. In genere queste piante autoctone sono più resistenti perché ben adattate al territorio e questo introduce il valore etico del recupero: viene conservato il patrimonio genetico di piante che hanno resistito per decenni all’abbandono.











